Veronica, solo moglie e madre di un uomo "troppo" pubblico

Dopo la lettura del bell'articolo di Annalena Benini, e quello del Feltri junior (non potendo attingere dalla penna dell'elefantino per non aver, diciamo eroicamente, scelto di aver accesso ai due mesi "finiani" del Foglio) non ho piu' resistito: devo dirlo.Devo scrivere che a mio parere sembra assai plausibile che dal 1994, per dedicarsi all'Italia - e per sottrarsi con destrezza alle migliaia di tranelli (almeno cinquemila, uno al giorno) e alle centinaia di maldestri tenativi (alemno 700, uno a settimana) di gettare fango e altre sostanze innominabili su un uomo che (questo, almeno, per ora) ha cambiato il volto e i modi della politica italiana - Silvio Berlusconi abbia molto da farsi perdonare, proprio come scrive Benini.E quel molto si chiama "abbandono della sfera privata". Quel molto si chiama impossibilita' oggettiva di coniugare tempo e intensita' vorticosa della sua vita pubblica con la cura dei figli e dell'attenzione verso sua moglie.Sapendo che questo e' il vero motivo degli sfoghi di Veronica e dei suoi figli, che sgambettavano infanti mentre il papi diventava il re incontrastato di agone politico, mediatico e giudiziario, potrebbe aiutare a capire.Ma dare la croce addosso al premier per questo non e' certo compito dell'Italia che assiste e partecipa alla vita politica, e sarebbe anche molto ingrato da parte di tutti, sostenitori e avversari (molti dei quali, senza Berlusconi, non sarebbero nulla).Se fossi fazioso imputerei al partito dei giudici e alla retorica antiberlsuconiana gran parte di questa responsabilita': Berlsuconi ha avuto troppo da fare per difendere se' e le sue scelte per essere Padre perfetto.Ma dato che non lo sono, sarebbe giusto lasciare privacy alla famiglia Berlusconi e si conceda a Veronica di rivendicare con rabbia quel ruolo di "unicita' e solitiudine" che molti genitori (succede spesso anche ai padri) hanno assunto per necessita'.E quando questo dura per 15 anni consecutivi, forse. e' giustificabile.